Polveri e nanoparticelle: come difendersi?

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Il luogo di lavoro spesso è caratterizzato da insalubrità, cioè dalla presenza di elementi nocivi che possono compromettere, anche in modo grave, la salute. Tra le principali fonti di pericolo vi sono polveri e nanoparticelle, di queste le più pericolose sono le più minuscole perché, una volta inalate, arrivano alla apparato respiratorio dove si annidano causando notevoli danni.

Tipi di polveri irritanti e luoghi con alto rischio di inalazione

Le tipologie di polveri irritanti sono numerose e ognuna espone a rischi più o meno gravi. Tra le polveri irritanti è possibile ricordare:

  • silice, un minerale che espone a notevoli rischi coloro che lavorano in miniere, cave, agricoltura, edilizia, in fonderie e acciaierie;
  • cromo, utilizzato nella saldatura, nell’industria chimica e metallurgica;

Sono a rischio anche coloro che lavorano a contatto con bario, grafite, carbone, ferro. Non solo, perché anche nella lavorazione dei tessuti è possibile essere esposti a polveri irritanti come, ad esempio, quelle derivate dalla lavorazione di cotone, lino e canapa. Rischi sono presenti anche nella filiera dell’agro-alimentare: dalla coltivazione ai prodotti finiti è possibile essere esposti a polveri derivanti dalla lavorazione di grano, orzo, malto, fieno. I settori che espongono a rischi non finiscono qui perché, nonostante l’uso dell’amianto sia ormai vietato, continuano ad esservi edifici in cui la presenza di amianto, o asbesto, è rilevante e con il trascorrere del tempo i rischi diventano sempre più elevati in quanto vi è maggiore possibilità che lo stesso sia rovinato e quindi rilasci polveri, le più pericolose.

Pneumoconiosi: malattia cronica dei polmoni causata dalle polveri sottili

L’esposizione alle polveri sottili in precedenza vista causa il rischio di pneumoconiosi. È bene sottolineare fin da subito che non si tratta di una sola patologia, ma di un gruppo di malattie che colpiscono i polmoni e causate dall’inalazione di polveri organiche e non organiche. Si tratta di patologie subdole perché la loro comparsa richiede tempo, possono passare anche 10 anni dal momento dell’esposizione al momento in cui i sintomi diventano apprezzabili. Le forme più gravi di pneumoconiosi sono la granulomatosi polmonare e la fibrosi polmonare. La prima si contraddistingue per la presenza di proliferazioni nodulari, ovvero delle cisti. Queste sono dovute all’accumularsi di polvere tossica nei polmoni e dalla conseguente infiammazione. Nella fibrosi polmonare, invece, si formano delle vere e proprie cicatrici del tessuto polmonare che si frappongono agli alveoli. Entrambe le patologie provocano una scarsa elasticità dei tessuti polmonari e quindi causano delle difficoltà respiratorie. Le pneumoconiosi vengono classificate anche in base alla tipologia di polvere sottile che è stata inalata e così si parla di silicosi se si è stati esposti a polvere di silice, asbestosi se si è stati esposti ad amianto. I sintomi a cui prestare attenzione, oltre all’insuffienza respiratoria, sono tachicardia, bronchite cronica, enfisema polmonare, rumori bronchiali. Deve essere sottolineato che le pneumoconiosi con il tempo possono degenerare in altre patologie, come la tubercolosi, il carcinoma polmonare, l’ipertensione polmonare. Proprio per questo è essenziale adottare tutte le misure necessarie a prevenire problemi di salute.

Che cosa si può fare per ridurre il rischio?

Chi lavora in ambienti a rischio a causa della presenza di polveri e nanoparticelle è tutelato dal decreto legislativo 81 del 2008. Questo pone particolare attenzione alla prevenzione e obbliga il datore di lavoro a fornire ai dipendenti Dispositivi di Protezione Individuale idonei a proteggere dall’inalazione di agenti nocivi per la salute. Per le polveri sottili e le nanoparticelle i DPI da utilizzare sono gli elettrorespiratori. Gli elettrorespiratori funzionano con batterie che ne permettono il funzionamento per un intero turno di lavoro.

Grazie alla presenza della centralina, l’aria viene filtrata e inviata direttamente all’operatore priva di ogni residuo dannoso. I dispositivi sono realizzati in modo da eliminare l’aria in eccesso e quella espirata. L’elettrorespiratore deve essere periodicamente controllato, ciò permette di avere sempre il massimo dell’efficienza e della protezione.