Decontaminazione amianto: come proteggersi efficacemente dai rischi

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L’utilizzo dell’amianto è stato proibito dalla Legge n. 257/92 ma, trattandosi di un prodotto largamente utilizzato sin dalla prima decade del ‘900, la sua presenza negli edifici più antichi è ancora particolarmente diffusa. Per questo motivo si rende necessaria un’azione di decontaminazione amianto, che dev’essere svolta secondo precise procedure.

Le procedure per effettuare la decontaminazione dell’amianto

L’amianto è un materiale molto pericoloso: le sue microscopiche fibre, se inalate, penetrano nei polmoni e causano gravissime patologie come il mesotelioma, l’asbestosi, le placche pleuriche e il carcinoma polmonare. La decontaminazione dell’amianto, dev’essere svolta secondo precise procedure: in particolare, esistono 3 modi per decontaminare una struttura dall’asbesto:

  1. La prima è la rimozione, e consiste nell’asportazione del materiale composto da amianto: si tratta della procedura più diffusa, in quanto avviene durante le demolizioni dei vecchi edifici. La rimozione è un’operazione molto delicata perché mette a rischio l’ambiente, necessita di tanto tempo e produce moltissimi rifiuti tossici. Da un lato elimina la fonte del rischio ma, dall’altro, può peggiorare le cose se non effettuata con dovizia.
  2. La seconda procedura è l’incapsulamento, che isola o ricopre l’amianto con speciali pellicole protettive: i tempi sono minori, non vi è rischio di contaminazione ambientale e non vi sono rifiuti tossici. Non si tratta, però, di un intervento definitivo: occorre ripeterlo, se la pellicola dovesse usurarsi.
  3. Infine il confinamento, che avviene tramite la creazione di una barriera solida che separa l’amianto dalle altre aree dell’edificio: tale procedura dev’essere sempre accompagnata dall’incapsulamento, ed è particolarmente consigliata per la sua resistenza agli urti.

I DPI per proteggersi dalle fibre di amianto

Lavorare a contatto con l’amianto espone l’apparato respiratorio a rischi di contaminazione potenzialmente letali per la salute dell’individuo. Proprio per questo motivo, è assolutamente necessario proteggere le vie respiratorie utilizzando dispositivi di protezione individuale di qualità, che rechino per legge il marchio CE e che appartengano alla 3ª categoria, ovvero alla classe dei DPI progettati per la salvaguardia da rischi di lesioni gravi e di morte. Il principale DPI per la rimozione dell’amianto è senza dubbio la maschera, che può essere facciale o semifacciale. Per quanto riguarda la maschera facciale, essa deve essere fornita di filtri particolari contro le polveri, oltre ad essere collegata ad una centralina leggera, compatta e compatibile con i suddetti filtri ed in grado di depurare aria contenente fibre di dimensioni microscopiche. La maschera può anche essere semifacciale, e può risultare particolarmente utile per via della sua comodità e della centralina in dotazione, in grado di fornire l’aria depurata solo quando l’individuo respira (massimizzando così la durata della batteria). Oltre alla maschera, è necessario che chi lavora a contatto con le polveri di amianto indossi anche guanti, tuta e stivali dotati di tecnologia antiscivolo. Inoltre, per ridurre al minimo i rischi di contaminazione da amianto, occorre che il livello di tossicità dell’ambiente venga tenuto costantemente sotto controllo, e che l’individuo, al termine del lavoro, provveda ad eseguire le corrette procedure di decontaminazione (una serie di docce) per eliminare l’eventuale presenza di pericolosi residui di fibre di amianto sui DPI utilizzati e sul corpo. Componenti non riutilizzabili, come ad esempio filtri e tute, andranno correttamente smaltiti.

La Linea Cleanspace, distribuita dall’azienda Kasco, ha apportato un’importante innovazione nel settore dei dispositivi di protezione respiratoria individuale: una centralina ultraleggera e compatta fornisce aria fresca e pulita a richiesta durante la respirazione.