Perché in ospedale bisogna usare i dispositivi di protezione individuale?

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Negli ospedali la sicurezza è un valore fondamentale poiché da essa dipende la salute di cittadini e dipendenti. Essa si ottiene predisponendo le misure più efficaci di prevenzione e protezione, individuando innanzitutto i fattori di rischio che nelle strutture sanitarie sono di differente genere e natura.

Dispositivi di protezione individuale in ospedale: perché usarli

In ambito sanitario i rischi possono provenire da apparecchiature e da numerose sostanze chimiche e biologiche. Per evitare contaminazioni tra paziente e operatore, è indispensabile quindi utilizzare i dispositivi di protezione individuali (DPI), come indicato dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro (Decreto legislativo 81/08, art. 74). Data la loro importanza, essi devono rispondere agli standard previsti dalla normativa europea e riportare il marchio CE.
Ogni giorno medici, infermieri, tecnici di laboratorio e personale ausiliario, vengono a contatto con radiazioni, farmaci, disinfettanti, detergenti e liquidi biologici, tutti fattori che possono minacciare gravemente la loro salute.
Per difendersi da ognuno di essi occorrono dispositivi specifici. Ad esempio, chi opera a contatto di macchine diagnostiche o apparecchiature fisico-riabilitative deve proteggersi da radiazioni ionizzanti, radiazioni elettromagnetiche, raggi ultravioletti, laser e radiofrequenze. In questi casi i dispositivi di protezione individuale, oltre ai guanti, cuffie e camici, devono comprendere speciali grembiuli e occhiali di protezione contro raggi x.
Un altro fattore di rischio riguarda la preparazione e la somministrazione dei farmaci, specialmente di antibiotici che possono provocare effetti allergici, medicinali antitumorali in quanto molto irritanti per la cute e le mucose, pomate e sostanze per uso topico.
Il rischio biologico è probabilmente il più elevato, essendo direttamente correlato con l’attività dell’operatore sanitario più a stretto contatto con i malati e con i loro liquidi biologici. I microrganismi patogeni possono penetrare nell’organismo attraverso le mucose, per via aerea, attraverso il sangue o per via orale. Il più esposto è il personale infermieristico e ausiliario poiché è specificatamente addetto a tutte quelle manovre che comportano la manipolazione di strumenti, strumentazione chirurgica, oggetti e materiali potenzialmente contaminati quali padelle, pappagalli, garze, ecc. I dispositivi di protezione individuale per gli infermieri devono comprendere quindi camici lunghi, guanti, respiratori filtranti, mascherine, occhiali, cuffie e sovrascarpe monouso.

Dispositivi di protezione individuale in ambito sanitario: quando usare particolari respiratori

I dispositivi di protezione individuale in ambito sanitario non sono tutti uguali. Essi sono suddivisi in tre categorie, di prima, seconda o terza, a seconda del grado di rischio. Alla terza categoria appartengono gli strumenti salvavita, quelli cioè addetti a proteggere da rischi mortali. Tra di essi rientrano i dispositivi per proteggere le vie respiratorie. Alcuni operatori sanitari si trovano a doversi occupare della gestione e lo smaltimento di materiale biologico potenzialmente infettivo e di sostanze chimiche provenienti sia dai reparti che dai laboratori. Spesso è indispensabile eseguire una decontaminazione che può esporre a rischio di inalazione di polveri o gas tossici. In questi casi, oltre ai consueti dispositivi, devono essere necessariamente utilizzati i respiratori filtranti, cioè degli elettrorespiratori (maschere facciali o semimaschere con filtro), che per mezzo di una centralina forniscono aria fresca e pulita per molte ore perché, in questi specifici casi, le mascherine chirurgiche non forniscono una protezione sufficiente.

L’azienda Kasco dispone di una linea di dispositivi di protezione per le vie respiratorie adatta in questi particolari casi, dove il rischio biologico è particolarmente alto.