Lavorare a contatto con la vetroresina: rischi per la salute e misure di sicurezza da adottare

dpi-per-vetroresina

La vetroresina è una fibra artificiale composta da plastica rinforzata con vetro, in genere utilizzata in forma liquida e poi solidificata attraverso la lavorazione di catalizzatori e acceleranti: si tratta di un materiale che viene spesso utilizzato nei cantieri navali e nelle officine meccaniche per la verniciatura e la saldatura di parti metalliche, e che può risultare molto pericoloso per la salute dell’uomo.

Settori industriali in cui si lavora con la vetroresina

La vetroresina è considerato un materiale altamente innovativo perché molto resistente e quindi adatto ad usi disparati. Oltre ad essere resistente è anche leggero. Le industrie in cui è maggiormente utilizzato sono quelle navali, automobilistiche, ma viene utilizzato anche per la realizzazione di piscine e nell’industria alimentare. Nell’ultimo caso viene utilizzata per la realizzazione di grandi serbatoi adatti anche al trasporto, in particolare nell’industria enologica. Questa caratteristica fa subito intuire che trattasi di un materiale abbastanza sicuro.

I rischi per la salute di chi lavora a contatto con la vetroresina

Quando si parla di vetroresina e dei rischi relativi al suo uso, si sta in realtà parlando di un tipo di sostanze plastiche, in particolare poliestere, rinforzate con vetro. In passato nella vetroresina si usava anche l’amianto e quindi il rischio era davvero elevato, oggi, messo al bando l’uso dell’amianto, è una materia più sicura, ma non esente da rischi.

Nonostante, oggi, le fibre di vetro industriali non contengano più amianto, l’inalazione di vetroresina può causare comunque gravi problemi respiratori: l’accumulo delle fibre di vetro nei polmoni, infatti, può causare irritazione e, nei casi di maggiore esposizione, lacerare i tessuti interni. La vetroresina è nociva anche per gli occhi, per il corpo e per le mani, perché può penetrare facilmente la pelle e causare prurito, infiammazioni e ferite più o meno profonde. Inoltre, la vetroresina è inclusa nella lista di sostanze a rischio di cancerogenesi ed il frequente utilizzo di solventi tossici, in combinazione con la fibra di vetro, può rendere ulteriormente critica la situazione. La vetroresina presenta rischi per la salute soprattutto perché, alla fibra di vetro, unisce diversi tipi di resine: la più diffusa è lo stirene, il cui massiccio assorbimento tramite le vie respiratorie, stando alle rilevazioni dell’Inail, può causare il cancro ai polmoni. La tossicità dello stirene può anche portare a irritazione cutanea, depressione del sistema nervoso centrale, cefalea, vertigini, asma e alterazioni epatiche.

Già in passato la bio-edilizia evitava l’uso della fibra di vetro in quanto potenzialmente cancerogena, ma proprio tale caratteristica ha portato ad un approfondito studio della materia. L’industria produttiva ha reso solubili le fibre di vetro presenti nella vetroresina in questo modo è smaltibile nei polmoni. I rischi vetroresina però non sono del tutto eliminati perché le fibre sono prive di pericolosità fino a quando restano protette dall’aria. Con il tempo però la colla tende a deteriorarsi e quindi è inevitabile tale contatto, in particolare al momento dello smaltimento, ma non solo.
Per i lavoratori delle industrie navali i rischi durante l’uso della vetroresina sono presenti anche durante la posa in opera. Per formare lo scafo e la tuga gli operatori vengono a contatto con vapori organici ed in particolare con lo stirene, sostanza classificata come cancerogena (gruppo 2b) e che addirittura si sta pensando di mettere al bando. Lo stirene provoca irritazione agli occhi, alla pelle, al tratto respiratorio e può deprimere il sistema nervoso centrale, può causare alterazioni ematiche e problemi al fegato. I sintomi dell’esposizione cronica sono asma, vertigini, mal di testa, dermatiti, problemi al fegato.
Oltre al momento dello smaltimento e dell’applicazione, può essere pericoloso il momento della produzione delle lastre o dei cilindri di vetroresina. In tali frangenti è possibile l’inalazione di fibre di vetro, queste portano irritazione ai polmoni in cui si depositano e con il tempo possono essere cancerogene.

I DPI per proteggersi dalla vetroresina

Per lavorare la vetroresina è molto importante l’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), oltre a indumenti in grado di proteggere la pelle dal contatto, è necessario proteggere occhi e vie respiratorie. L’ideale è scegliere DPI che coprono viso ed occhi in modo da evitare ogni contatto con vapori e sostanze volatili presenti nella vetroresina. I DPI devono essere dotati di filtri in grado di purificare l’aria immessa all’interno della maschera, in modo che neanche i vapori possano entrare nell’apparato respiratorio. Ovviamente tali dispositivi devono essere mantenuti efficienti nel tempo.

DPI per vetroresina più efficaci sono soprattutto le maschere dotate di particolari filtri, che purificano l’aria e proteggono le vie respiratorie dall’inalazione delle fibre di vetro e delle resine nocive come lo stirene. Alcuni tipi di filtri contengono carboni attivi che hanno una durata limitata: per mantenere intatta l’efficacia delle maschere, bisogna sostituirli dopo un certo periodo di utilizzo, ad intervalli regolari. I DPI più adatti in queste situazioni sono sicuramente quelli completi di casco e dotati di una centralina che filtra l’aria esterna aspirandola e depurandola dalle emissioni nocive della vetroresina, per poi inviarla all’interno del casco tramite un tubo: inoltre, la centralina favorisce la circolazione dell’aria e facilita la respirazione anche quando si è sotto sforzo, dunque è particolarmente consigliata per chi ha a che fare con la lavorazione della vetroresina.

Le maschere, comunque, non bastano per assicurare la totale sicurezza di chi lavora a contatto con la vetroresina: insieme ad esse, devono essere indossati altri DPI come abiti, scarpe, guanti, occhiali e cuffie. Le fibre di vetro, infatti, possono causare irritazioni cutanee e lacerazioni dei tessuti: un normale abito da lavoro non riuscirebbe a contrastare i danni della vetroresina. Infine, altrettanto importante è la sicurezza dell’ambiente lavorativo: per ridurre al minimo il rischio di inalazione della vetroresina, occorre installare cappe, impianti di ventilazione e sistemi di aspirazione localizzata. I livelli di tossicità presenti nell’aria possono essere facilmente rilevati attraverso l’impiego di radielli appositi.

L’azienda Kasco srl, produce un tipo di respiratore completo di casco e visiera molto adatto per chi lavora a contatto con la vetroresina dotato di una centralina compatta e resistente, leggero da indossare che garantisce protezione completa di testa, viso, collo e orecchie.