Lavori a contatto con i solventi? Ecco come proteggere le vie respiratorie

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I lavori che richiedono di stare a contatto con i solventi, come ad esempio la verniciatura, devono essere eseguiti solo se il lavoratore è adeguatamente protetto con maschere per la protezione dai solventi.

I pericoli determinati dai solventi

Si possono trovare solventi in diversi settori, principalmente in prodotti che vengono utilizzati nell’artigianato e nell’industria. Sono frequenti anche nelle case private, soprattutto in quelle dove si svolgono lavori di ristrutturazione. Solitamente si trovano miscelati ad altre sostanze, ma possono essere utilizzati anche allo stato puro. I solventi più comuni, negli ultimi tempi, sono stati:

  • quelli che contengono ossigeno
  • solventi che sono derivati dal petrolio
  • idrocarburi aromatici
  • solventi alogenati

Essi, nel momento in cui entrano a contatto con le vie respiratorie della persona, possono provocare danni che possono essere sia poco gravi, come un’irritazione, ma anche danni molto seri come tumori e broncopneumopatie. Forse si potrebbe pensare che comunque il pericolo più grande legato ai solventi dipenda dalle loro caratteristiche chimiche e fisiche e quindi dalla possibilità che determinino incendi ed esplosioni. In realtà è proprio l’inalazione dei vapori a costituire il pericolo più grande. Possono costituire anche un rischio per la cute, che può essere danneggiata se entra a contatto con un solvente, ma è meno frequente. Il fatto che le vie respiratorie non debbano entrare in contatto con sostanze chimiche dannose per la salute non è solo un consiglio ma è anche una legge.

I respiratori per proteggersi

Per fare in modo che queste sostanze non entrino all’interno dell’organismo, bisogna che venga interposto tra l’aria e le vie respiratorie del lavoratore un filtro. I respiratori sono in grado di fornire questo filtro. A seconda del tipo di copertura del viso, possono essere distinti in tre tipi:

  • che coprono solo la bocca ed il naso (semi-maschere, facciali filtranti)
  • che coprono tutto il viso (maschere pieno facciale)
  • che coprono tutto il capo (caschi)

E’ possibile poi distinguere tra respiratori:

 

  • a pressione negativa (il lavoratore non è aiutato nella respirazione)
  • a pressione positiva elettroventilati (un elettroventola fornisce aria respirabile al lavoratore)
  • a pressione positiva ad adduzione d’aria (viene fornita aria respirabile tramite una linea ad aria compressa)

 

Nei respiratori a pressione positiva l’aria arriva all’apparato respiratorio del lavoratore tramite un tubo che collega l’elettroventola alla maschera/casco. I modelli più recenti sono di tipo wireless (senza tubi ne’ cavi di collegamento). Si tratta di versioni estremamente compatte che includono al loro interno centralina di ventilazione e batteria.

Particolare attenzione deve essere riposta dal lavoratore nell’indossamento del respiratore: esso deve aderire in modo perfetto al viso in modo da isolare l’operatore dall’ambiente esterno inquinato. Esistono strumenti tramite i quali è possibile testare se il respiratore è stato indossato correttamente: si parla in tal caso di FIT TEST. L’azienda Kasco è in grado di fornire, ai clienti che ne facessero richiesta, questo tipo di servizio.

Particolare attenzione deve essere anche riposta nell’igienizzazione e stoccaggio del respiratore e dei filtri allo scopo di preservarne l’integrità e la funzionalità. Nelle istruzioni d’uso, che sempre accompagnano il dispositivo, sono indicate le condizioni ideali d’immagazzinamento.

L’azienda Kasco srl fornisce vari tipi di respiratori utili durante i lavori a contatto con i solventi: quello che viene consigliato in questi casi, è il Respiratore CleanSpace2.