Perché il virus dell’ebola può essere letale? Ecco come proteggersi attraverso l’utilizzo di maschere e caschi

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E’ la peggiore epidemia di ebola conosciuta quella che si sta diffondendo in Africa e sta falcidiando anche i medici impegnati a contrastarla. L’ultimo in ordine di tempo è stato il dottor Samuel Brisbane, che si aggiunge alla lista di oltre 670 persone che hanno perso la vita a causa del virus.

Ma perché Ebola è così letale?

Il focolaio attuale si espande con una aggressività senza precedenti sia in termini di diffusione geografica sia per l’esito letale in oltre il 50% degli infetti, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il virus, secondo solo a quello dell’HIV per aggressività, è ancora più rapido di quest’ultimo nei suoi effetti mortali perché il ceppo interessato è il più letale dei cinque conosciuti.

Le cause dei decessi sono da ricercarsi in una insufficienza multipla del funzionamento di diversi organi, tra cui fegato, reni e sistema nervoso centrale risultano i più colpiti, poiché il virus sembra in grado di eludere il sistema immunitario e distruggere i globuli bianchi.

Il periodo di incubazione varia tra i due giorni e le tre settimane e il decesso sopraggiunge dopo breve tempo dal conclamarsi della malattia, in una o due settimane.

I sintomi, a parte i caratteristici sanguinamenti che però non sempre sono presenti, possono facilmente essere sottovalutati: cefalea, febbre, diarrea e vomito.

La trasmissione da uomo a uomo non è così frequente e occorre entrare in contatto con i fluidi corporei della persona infetta come sangue, sperma, urina, ma anche sudore e saliva. Il virus non risulta trasmissibile durante il periodo di incubazione ma solo al conclamarsi dei sintomi; condizione, questa, che consentirebbe di arrestare la diffusione della malattia in tempi relativamente brevi.

Cosa è necessario fare? C’è la possibilità di proteggersi e come?

Certamente un’educazione specifica, il rispetto delle norme igieniche fondamentali, l’uso di guanti e dispositivi di protezione delle vie respiratorie, indicati per la protezione dall’esposizione al virus.

Le disposizioni circa l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per l’assistenza ospedaliera prevedono che prima di entrare nella stanza in cui si trova il paziente, il personale indossi:

  • una tuta con giunture termosaldate,
  • soprascarpe usa e getta,
  • un doppio paio di guanti in lattice
  • una maschera per coprire l’intero viso con filtro P3 o, se l’assistente porta degli occhiali, un casco equipaggiato con lo stesso tipo di filtro.

Uscendo dalla stanza, si toglierà il primo paio di guanti già nella stanza del paziente mentre nella zona filtro verranno rimossi tutti gli altri dispositivi, avendo cura di riporre i filtri P3 e tutti i materiali usa e getta in un doppio sacco di plastica per rifiuti speciali prima di lavarsi le mani.

Kasco srl produce i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, adatti anche a proteggersi durante il contatto con pazienti infetti da questo virus.