Rischi nerofumo: come proteggersi?

Rischi-nerofumo

Il nero fumo, conosciuto anche con i termini di nero di carbonio o carbon black (nella dicitura internazionale), è un pigmento. Si ottiene mediante la combustione incompleta di diversi combustibili in forma gassosa o liquida, come: oli minerali, gas naturali, oli e grassi vegetali.

A livello mondiale, il processo di produzione più utilizzato risulta essere quello che impiega l’alimentazione a olio minerale in forno. Esistono vari tipi di nerofumo, il nerofumo per pneumatici presenta un diametro inferiore ai 200 Å: entra nella loro composizione perché conferisce un’altissima resistenza al fenomeno dell’abrasione.

Malattie respiratorie professionali dovute al nerofumo

Purtroppo, a fronte delle sue caratteristiche chimico-fisiche che ne determinano l’uso, esistono rischi da esposizione a nerofumo per la salute umana. L’IARC (International Agency for Research on Cancer), l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, considera il carbon black come “probabilmente cancerogeno”. I dati attualmente in possesso dei ricercatori ne permettono la classificazione come sostanza appartenente al Gruppo 2B. Gruppo che comprende, appunto, le sostanze a possibile carcinogenicità, ma non certa. Comunque, in base agli studi condotti, risulta evidente la correlazione fra esposizione a breve termine, ad alte concentrazioni di nerofumo in polvere, e l’irritazione di tipo meccanico alle vie respiratorie superiori.

Nelle industrie di pneumatici i rischi di respirare polveri contenenti il nerofumo sono possibili nelle fasi di immagazzinamento e dosatura delle materie prime e durante il confezionamento della mescola.
Inoltre, in questo tipo di attività l’inalazione di altre sostanze volatili, oltre al nerofumo, comporta la possibilità di contrarre ulteriori patologie, come: tumori del polmone,tumori all’esofago, allo stomaco, alla vescica, alla prime vie aeree e leucemie.

Come proteggere le vie respiratorie dal nerofumo

Naturalmente, rischio non significa certezza. Il rischio, dal canto suo, viene definito come la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione. Risulta evidente che per non raggiungere il punto critico è necessario prendere adeguate misure di tutela che garantiscano il discostamento dalle condizioni di pericolo. I metodi attualmente utilizzati consistono nell’adozione di procedimenti a sistema chiuso, aspirazione localizzata e utilizzo di dispositivi di protezione individuale; quando non siano presenti gli altri due metodi o sia necessaria un’integrazione agli stessi.

I dispositivi di protezione individuale sono rappresentati da maschere dotate di opportuni filtri adatti a trattenere le sostanze da cui devono proteggere l’utilizzatore. Esistono diverse tipologie di dispositivi per la protezione delle vie respiratorie, a seconda delle concentrazioni e delle sostanze verso le quali sono attivi. I modelli possono essere: maschere semi facciale o pieno facciale, fino ad arrivare agli autorespiratori veri e propri. La necessità di utilizzare un tipo di DPI, piuttosto che un altro, viene dedotta con la stesura del Documento di Valutazone dei Rischi (peraltro obbligatorio per legge). Il DVR prende in esame tutte le situazioni lavorative e i rischi a loro connesse a cui possono essere esposti i lavoratori, con le conseguenti misure da adottare.