Rischio chimico in ospedale: ecco come proteggersi

Rischio Chimico in Ospedale

Spesso non si tiene conto che in ospedale il personale esposto a rischio non è rappresentato soltanto dagli operatori abituali (personale medico e paramedico), ma anche dagli operatori occasionali (addetti alle pulizie o raccolta e smaltimento rifiuti).

Rischio chimico in ospedale

La legge 81 del 2008 tratta, tra gli altri, il rischio chimico in ospedale. L’obiettivo è tutelare coloro che a vario titolo lavorano in ambiente ospedaliero e sono quindi esposti al rischio di contrarre patologie dovute all’esposizione ad agenti chimici.
Il rischio chimico in ospedale riguarda soprattutto coloro che lavorano all’interno dei laboratori, o si occupano dello smaltimento dei rifiuti dell’ospedale e dei laboratori di analisi. Sono proprio questi luoghi quelli in cui vi è maggiore rischio di esposizione perché si lavora a contatto con reagenti chimici che possono comportare danni alla salute. Il rischio è dovuto al contatto con sostanze caustiche o irritanti, inalazione di polveri, sostanze gassose, fumi e vapori. In alcuni casi,infine, si può essere a contatto con sostanze cancerogene o emissioni tossiche. Ecco perché è necessario che all’interno della struttura sia eseguita una valutazione del rischio e siano predisposte le misure utili ad evitare danni.

È necessario fornire agli operatori esposti dispositivi di protezione individuale volti a proteggere le zone esposte, ad esempio con guanti, camici, pantaloni e scarpe resistenti alle sostanze caustiche o irritanti. Particolare attenzione deve, inoltre essere posta al viso e all’apparato respiratorio, ciò attraverso l’uso di maschere che inviano aria filtrata. Le maschere funzionano con batterie, da portare solitamente alla cintura, e sono in grado di fornire aria filtrata per molte ore senza creare particolari fastidi all’operatore.

Esposizione prolungata ad agenti chimici negli ospedali

Il rischio respiratorio negli ospedali, dove si utilizza una grande varietà di agenti chimici come anestetici, sterilizzanti, cito- statici, è altissimo. Molteplici sono i reparti ospedalieri esposti a rischio così come molteplici sono le sostanze usate e gli impieghi, che ne derivano, nei diversi reparti. Spesso non si tiene conto però che il personale esposto a rischio non è rappresentato soltanto dagli operatori abituali (personale medico e paramedico), ma anche dagli operatori occasionali (addetti alle pulizie o raccolta e smaltimento rifiuti).
In sostanza – per meglio comprendere l’esposizione e i rischi – i reparti e gli agenti impiegati si possono così classificare:

  • laboratori: acido cloridrico, idrato di sodio, acidi acetico, picrico, formico, glutaraldeide, formaldeide, acetone;
  • ambulatori e corsie di degenza: disinfettanti e detergenti della cute e/o dell’ambiente, sterilizzazioni;
  • endoscopia: acido peracetico, glutaraldeide, formaldeide;
  • sale o reparti per chemioterapia: esposizione ai chemioterapici durante la preparazione, somministrazione e smaltimento;
  • sale operatorie: anestetici gassosi;
  • radiologia: glutaraldeide, acido acetico, dietilglicol;
  • reparto sviluppo e classificazione cartelle cliniche: VOC, formaldeide, ozono;

Tutela e rischi reali dell’apparato respiratorio negli ospedali

Tutte le sostanze utilizzate negli ospedali possono contaminare l’ambiente di lavoro sotto forma di gas o vapori e rappresentare una fonte costante di rischio per la salute. Questi i principali rischi respiratori negli ospedali:

  1. intossicazioni acute per inalazione accidentale o ingestione di una sostanza tossica;
  2. intossicazione cronica per esposizioni prolungate a basse dosi di sostanze tossiche;
  3. rischio allergologico (allergia respiratoria, asma bronchiale anche acuta o cronica);

Se dunque consideriamo che negli ospedali circolano liberamente batteri GRAM negativi e che un paziente su tre può contrarre malattie respiratorie di grado lieve-medio, possiamo facilmente dedurre che l’esposizione di chi presta la sua opera in maniera continuativa (ma anche saltuaria), nei presidi ospedalieri, è di gran lunga superiore e può raggiungere conseguenza di gradi severi.
Quando ci si riferisce alle esposizioni a rischio batteriologico si rende sempre necessario distinguere tra infezione e contaminazione. Va ricordato, infatti, che la contaminazione è profondamente diversa e può talora esaurirsi senza ulteriore evoluzione e senza lasciare traccia di sé.

Le misure di tutela obbligatorie, applicate seguendo le direttive già note in ambito di sicurezza sui luoghi di lavoro, possono essere così schematizzate:

  • la valutazione dei rischi;
  • la prevenzione dei rischi;
  • l’eliminazione dei rischi o riduzione;
  • la limitazione del numero dei soggetti esposti o dell’impiego degli agenti patogeni;
  • la sorveglianza continua e costante;
  • la formazione del personale;
  • le misure di emergenza;
  • la segnaletica adeguata;
  • la manutenzione capillare e periodica;
  • la protezione degli apparati esposti.

L’apparato respiratorio è per logica e per natura quello più esposto alle infezioni e/o contaminazione da batteri. Proprio in sua difesa intervengono i dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie come il Respiratore Cleanspace2, fornito dall’azienda Kasco srl, che attraverso una centralina ultraleggera e compatta, fornisce aria fresca e pulita filtrando l’aria che raggiunge i polmoni.